domenica 11 gennaio 2015

Io sono razzista



Ciao!

Un post sui fatti di Parigi era doveroso, anche se non è facile affrontare la selva di argomenti che si aprono da un episodio del genere. E poi, sappiatelo e immaginatelo dal titolo del post, non sarò dolce.

Il fatto: in Francia il giornale Charlie Hebdo pubblica vignette satiriche abbastanza pesanti e spesso di cattivo gusto. Su qualsiasi tematica, su qualsiasi religione e su qualsiasi stato. Solo che, mentre nell'occidente cristiano si fa a meno di comprare il giornale se si dissente sui contenuti, nell'occidente mussulmano si arruolano tre teste calde e le si manda in redazione a Parigi a sparare ai vignettisti. Dodici morti. Poi si scappa, si viene inseguiti, si prendono ostaggi, si spara ancora uccidendo poliziotti (altrettanto musulmani, fatalità...) e alla fine si muore comunque, ma con un'altra decina di vittime sparse lungo il tragitto.

Ora, partono varie considerazioni: sulla paura di attentati in Europa, sulla libertà di stampa, sulla tanto declamata tolleranza razziale in Francia (gli attentatori erano mussulmani francesi di seconda generazione), sulle idee della Fallaci che anticipavano questi fatti e altri, e chi più ne ha più ne metta.
Intanto trovo sbagliato paragonare, come è stato fatto, la sparatoria al giornale francese con l'attentato alle Torri gemelle del 2001, seppure la provenienza ideologica del gesto (e forse anche i manovratori occulti) siano gli stessi. Voglio dire, considerando già solo il numero delle vittime e il fatto che siano finite dentro al "mucchio" solo perché si trovavano nelle Torri, non è come a Parigi che il bersaglio era ben preciso. Questione di rispetto delle proporzioni e della sfortuna, voglio dire.

Sulla libertà di stampa credo ci sia poco da dire: è giusto che ci sia, anche se spesso si rasenta l'offesa e il dileggio senza un minimo di umanità. Certo è che per dissentire non è necessario ammazzare.
Uccidere fa parte della strategia successiva: quella del terrore. Ne sappiamo qualcosa noi in Italia con mafia, camorra, 'ndrangheta, Brigate Rosse, tangenti e poi chissà che altro esiste! Pensiamoci: siamo terrorizzati (e i terroristi lo sanno bene, visto il nome che portano poi...) da venti morti in quanto avvenute per mano islamica, ma le centinaia di morti per opera delle organizzazioni criminali ce li siamo dimenticati? Beh, certo, come fra qualche tempo succederà per i vignettisti di Charlie Hebdo. Scalpore esagerato, fiammata imponente e poi tutto procede come prima. L'attacco dell'11 settembre 2001 ci ha segnati un po' di più, è vero, ma adesso pensateci un po' e ditemi come vi sentite... E pensate agli anni di piombo... la mia generazione (e non siamo vecchi!) mica sa niente, anzi in troppi sperano nel ritorno delle BR. In tanti nel ritorno del fascismo.
Quello che voglio dire è che, probabilmente anche contro le speranze degli stessi terroristi, c'è un'ignoranza storica che ci pervade, l'ignoranza non tanto delle date e dei nomi, ma dei contenuti ideologici e delle loro conseguenze. L'ignoranza sulla ciclicità della storia.

E qui mi aggancio ad un altro aspetto: ovviamente la televisione e le radio, e i social, si sono accesi di post e dibattiti sull'islamismo, sui mussulmani, sui terroristi, andando a scomodare papi e crociate e Corano e vangeli! Incalzati da un tam tam di informazioni continuo, culminato con la diretta dell'ultima strage... c'erano più telefonini e telecamere che armi, ma la strage si è compiuta ugualmente. Ora, ben venga se ogni tanto rispolverare certi argomenti può contribuire a fare cultura... ma bisogna anche conoscerli questi argomenti! Se ne sono sentite di ogni! Penso che qualcuno possa anche essersi inventato pezzi di Corano pur di giustificare le proprie idee... Il grave è che le mandrie di persone che seguono i media, sono quelli che guardano i programmi condotti da Barbara d'Urso, e poi ci credono alle varie boiate che sentono!!!

Infine, concluderei con una doverosa e sentita carrellata sul buonismo, anche per riagganciarmi al titolo del post. Anch'io ho sostenuto subito l'iniziativa "Io sono Charlie", non tanto perché mi piacessero le vignette, quanto perché non mi sento né terrorista né mussulmana, ma soprattutto perché sono per la libertà di pensiero e di espressione. Poi, si sa, l'espressione sa prendersi le oneste libertà a seconda dell'intelligenza che trova...
Resta però sempre il fatto che nessuno ha mai il coraggio di ammettere di essere razzista, ma alla fine in qualche modo lo siamo un po' tutti. Cito definizione di razzismo:  Ideologia che, fondata su un'arbitraria distinzione dell'uomo in razze, giustifica la supremazia di un'etnia sulle altre e intende realizzarla attraverso politiche discriminatorie e persecutorie/ estens. Ogni atteggiamento o manifestazione di intolleranza. Ecco, sia chiaro, la definizione è particolarmente cruda, ma spesso la realtà è edulcorata da atteggiamenti di comodo, da etichette sociali, ma anche da una codardia dell'essere umano. Se togliessimo i vari strati di cellophane e andassimo al vero dei sentimenti... la definizione non parla di uccidere o di torturare fisicamente, ma di perseguire il convincimento altrui alle nostre idee sì. Ora: la nostra cultura predominante è cristiana, e crediamo che sia la migliore. Se così non fosse, nulla ci vieta di "spostarci" su ideologie differenti. Stessa cosa vale per la politica o per diversi aspetti della vita dove non c'è un giusto o sbagliato, ma un preferibile. Invece c'è un'ipocrisia e una codardia in giro, che alla fine nessuno è nemmeno più capace di prendere posizione, di avere una coscienza.

Concludo ricordando che mentre ce ne stavamo tutti a guardare la tv per seguire in diretta l'inseguimento ai tre terroristi e scrivendo dappertutto #iosonoCharlie, in Nigeria venivano ammazzate duemila (duemila!) persone in un colpo solo e una bambina di dieci anni veniva imbottita di tritolo e fatta esplodere. Ma forse i neri, malgrado i tanti anni passati dall'abolizione della schiavitù, contano ancora meno dei bianchi europei. Economicamente, poi, non ne parliamo...

Mentre scrivevo a Parigi un milione di persone sfilava fini a Piazza della Repubblica come segno di coraggio e democrazia. E altre seicentomila persone facevano altrettanto nelle province. Giusto così, giusto reagire e farlo in questo modo collettivo. Ma ricordiamoci che poi da soli nei prossimi giorni dobbiamo portare avanti il messaggio, come gocce nell'oceano. Anche se mi immagino il capo di Al-Qaeda che si guarda la televisione se la ride sotto la barba immaginando tante formichine spiazzate da un calcio, mi dico che è proprio per questo che si deve perseguire lo sforzo da soli. Le marce sono solo un ipotetico summit per fare il punto della situazione e risvegliare le coscienze. 

Ok, ora ditemi pure che ho sparato una marea di scemenze. Ma qualcuno deve pur farlo.
Io sono razzista. Pacifista, però.

Bye,
Sly  

2 commenti:

Antonio Maoggi ha detto...

Silvia c'è una contradizione in termini nel tuo finale, se 6 pacifista non puoi essere razzista, da quando il mondo e mondo nascondendosi dietro la religione e/o la razza si sono scannati a go go per me essere pacifisti vuol dire essere come il mahatma Gandhi. So che non ti ho convinto ma almeno ci ho provato.

oceanomare ha detto...

...il mio era volutamente un ossimoro... era per far capire che non sono né razzista né pacifista, ma che nel non essere razzista non bisogna necessariamente essere fessi e sopportare ogni cosa e nel non essere pacifisti non bisogna necessariamente ammazzare (fisicamente o psicologicamente) il prossimo se non è d'accordo con te. E viceversa!
Insomma, a partire dal titolo era tutta una provocazione a svegliarci, ad essere ottimisti (certo!) ma anche realisti, perdio! Tutto 'sto buonismo sterile ha scassato!